Tappezzeria – Indossiamola, sfruttiamola, non facciamola
Oggi il mio look è ispirato alla tappezzeria, perché adoro indossare indumenti con questa fantasia. Cosa non adoro per niente, invece? Fare la tappezzeria! Due grandi della musica, Bob Dylan e Paolo Conte, mi accompagneranno in questo viaggio di parole.
Tra le tante fantasie che indossiamo, lo stile “tappezzeria” è un evergreen ed io, che amo lo stile vintage, ho tantissimi capi con questo tipo di trama. Il genere divano della nonna mi ha sempre intrigato, forse perché da sempre mi piacciono i contrasti e quindi voglio “drammatizzare” la mia giovinezza con disegni apparentemente antichi. Così oggi ho deciso di omaggiare i miei gusti mettendo addosso tutto quello che avevo in stile tappezzeria: una sciarpa Zara intrecciata a mo’ di turbante come ho fatto nel look ispirato a Matisse, una maglia Calliope, un leggings Tally Weijl a zampa d’elefante e una borsa Etro. Ho poi completato il look con degli orecchini Parfois.

Della tappezzeria adoro anche quello che ricopre, il divano, ed è risaputo che letteralmente amo starci sdraiata, almeno fino a quando non sento…la musica! Sì, perché non mi è mai piaciuto restare seduta a far la tappezzeria quando parte una base musicale, qualunque essa sia, e non c’è cosa più bella che essere invitati a ballare.
Certo, mi rendo conto che quella della tappezzeria può essere una tecnica. Come, non ci avete mai pensato? Ve lo faccio notare con le parole della canzone Wallflower (Ragazza che fai tappezzeria) del premio Nobel Bob Dylan:
Ragazza che fai tappezzeria,
non vuoi ballare con me?
sono triste e solo anch’io.
Ragazza che fai tappezzeria,
non vuoi ballare con me?
Mi sto innamorando di te.
[…] Ti ho visto in mezzo alla cortina di fumo
e so che un giorno o l’altro sarai mia,
solo mia.
A volte può essere vantaggioso fare la tappezzeria: se tutti ballano, si finisce per emergere di più seduti in un angolo. Il che mi sembra dia finalmente una risposta all’interrogativo posto da Nanni Moretti “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”; ebbene, la risposta è: “Se vieni e te ne stai in disparte”. Se si è belli o si ha un certo non so che, poi, si viene notati anche tra il fumo! Ammetto che la tecnica della tappezzeria ogni tanto funzioni e sia ideale per chi non ama ballare, ma a me, ad ogni modo, non piacciono le strategie, e mi basta sentire una nota per alzarmi e iniziare volteggiare anche sola.

Al di là del ballo, ciò che mi preme ancor di più, però, è l’importanza di non fare la tappezzeria nella vita da un punto di vista mentale. Non adeguiamoci alla massa, ma coltiviamo un pensiero critico, anche fuori dal coro se necessario. E se qualcuno prova a metterci in un angolo, in senso fisico o mentale, allora sarà la persona in questione ad esser messa in un angolo ed allontanata. Lo sa bene un altro Maestro della musica, Paolo Conte, che nel brano Madeleine canta:
certi gatti o certi uomini,
svaniti in una nebbia o in una tappezzeria,
addio addio, mai più ritorneranno, si sa,
col tempo e il vento tutto vola via
Che dire? Pochi righi per spiegare la fine che fanno alcune persone: o tra la nebbia o nella tappezzeria. Perché le persone che cercano di prevaricarci le accantoniamo tra i ricordi fumosi e sbiaditi, quelle interessanti – Bob Dylan docet – le scoviamo e tiriamo fuori noi dal fumo.
Insomma, abiti in stile tappezzeria a tutto spiano, pensiero indipendente e che si distingue sempre. Balliamo quanto più possiamo invece di fare tappezzeria e se non amiamo il ballo sfruttiamo la tecnica della tappezzeria. Piccolo consiglio? Se proprio vogliamo stare seduti in un angolo, non sediamoci normalmente sul divano, ma almeno in alto sullo schienale: non spiccheremo il volo, però spiccheremo tra la gente.
Un saluto da Rossella.
