Get the London look – I miei outfit di ispirazione british indossati a Londra
“Get the London look” è il celebre slogan della Rimmel London utilizzato a partire dagli anni 2000 ed è anche stato lo slogan della mia ultima vacanza a Londra! Nella mia settimana londinese ho deciso di indossare alcuni dei capi più diffusi in Inghilterra dal ‘900 a oggi, scoprili se anche tu vuoi un look very british.
1. Giacca, cravatta e camicia
Giacca ottanio, collana-cravattino a fantasia, camicia celeste e occhiali da sole con montatura esagonale: lo stile classico e collegiale è molto utilizzato in Inghilterra. Nei primi del novecento per le donne questo look era simbolo di emancipazione, parità di genere, modernità e praticità, in seguito è diventato molto diffuso anche perché in Inghilterra i college prevedevano le uniformi, spesso costituite da giacca, cravatta e camicia. Oggi sono una tendenza amata e cool.
2. Il flat cap
Il flat cap, che in Italia chiamiamo coppola, è un cappello tradizionale inglese nato nel Regno Unito già intorno al XIV secolo. Inizialmente indossato da contadini e operai, successivamente anche dai nobili, si è poi diffuso in altre aree, con alcune differenze, come nel sud Italia e in particolare in Sicilia.
Io l’ho scelto con una fantasia Principe di Galles, tipica del Regno Unito perché resa iconica dalla famiglia reale, un impermeabile – tipico dello stile inglese, ma non propriamente un trench – un top con bottoni e tessuto a righe, pantaloni con cinta e occhiali da sole squadrati.
3. Trama a quadri e gonna a pieghe
Camicia a quadri rossa e nera, evoluzione del tartan scozzese e di uso comune in Inghilterra e a Londra, con scrunchie per capelli abbinato. Gilet e gonna corta di ecopelle con le pieghe, entrambi neri.
4. Il bucket hat
Nato in Irlanda, principalmente a partire dagli anni ’90 è entrato nello streetwear inglese, anche grazie al Britpop e al diffondersi della musica elettronica, fino ad arrivare ai giorni nostri. Io ho abbinato a un bucket hat nero: una t-shirt con stampa, di un quadro di Marta Czok, pantaloni, scarpe da ginnastica e occhiali da sole squadrati.
Questa versione e abbinamento street del bucket hat non rientra propriamente nel mio stile, ma adoro la forma di questo cappello, che oggi è riproposta anche in varianti leggermente diverse e più bon ton (ad esempio, ne ho anche uno dello stesso modello, ma fucsia e con gli strass, che puoi vedere in questo articolo! 😄)
5. La minigonna
Dire minigonna è dire Londra! La minigonna è il simbolo della swinging London, Mary Quant è la designer che l’ha resa celebre e dagli anni ’60 è un capo intramontabile. Io ho indossato una minigonna con stampa colorata abbinata a occhialoni con lenti tonde, foulard a fantasia e orecchini a forma di fiore, che un po’ richiamano il logo di Mary Quant, la margherita stilizzata.
6. Ispirazione Jimi Hendrix
Jimi Hendrix, statunitense, arriva a Londra nel 1966 e da allora conquista la scena musicale londinese e internazionale. Vive nel famoso appartamento al numero 23 di Brook Street, oggi sede del museo dedicato a lui e ad Händel (compositore che molti anni prima abitava nella casa adiacente); museo che ho visitato – come il resto – con Luigi D’Alba Adriatico, che ama e da sempre è influenzato dallo stile musicale ed estetico di Jimi Hendrix. Il mio outfit è stato un piccolo omaggio a quello di Hendrix, icona della moda riconosciuta per il look creativo e d’ispirazione per gli anni ’70. Ho indossato un top con gilet panna, pantaloni a zampa con cinta in stile texano con dettagli turchesi, molti bracciali e collane, borsa con tracolla colorata e occhiali sfumati sui toni della cinta. Le tonalità degli accessori richiamano quelle indossate da Jimi Hendrix, che comunque, va detto, di solito aveva outfit definiti “psichedelici”, quindi molto più sgargianti del mio. A completare il look il cappello – che ho adorato – che potevo provare all’interno del museo, esattamente il modello che indossava Jimi.
Amo Londra perché è una città viva e in continua evoluzione, ogni volta mi sorprende con qualche chicca, ad esempio la casa museo di Händel ed Hendrix e la Leighton House, o mi fa comprendere meglio ciò che già conoscevo. Qui alcune foto del viaggio fatto con Luigi, che come me l’adora.
Bye bye da Rossella.
































