Primavera – Gioia e malinconia, come una poesia

Oggi inizia la dolce Primavera, stagione che da sempre mi suscita contemporaneamente emozioni diverse, emozioni forti e contrastanti come quelle che provo leggendo i versi del poeta Salvatore Toma.

 

Mi piacciono tutte le stagioni, soprattutto perché ognuna ti obbliga/consente di rinnovare il look! A parte ciò, la primavera è  una delle mie stagioni preferite per vari motivi, tra i quali il fatto che sembra nata per dimostrare che esiste il giusto mezzo tra il freddo glaciale invernale e il caldo equatoriale estivo.

In questo giorno mi viene in mente una poesia di uno dei miei scrittori salentini preferiti, Salvatore Toma. Nato a Maglie nel 1951, chi ha anche solo sentito nominare Salvatore Toma, lo conosce come un “poeta maledetto”, uno spirito inquieto che probabilmente non si associa subito alla primavera o a qualsiasi forma di nascita o rinascita. Si suicidò all’età di 35 anni e uno dei temi principali dei suoi testi, infatti, era la morte.

Eppure i versi che seguono hanno un grande slancio vitale, quello di chi, finché è in vita, riesce a scorgere e apprezzare ciò che di più bello esiste, tra cui la Primavera.

 

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“Soltanto gli ottimisti si suicidano, gli ottimisti che non possono più esserlo” diceva Emil Cioran con grande arguzia. In effetti, il suicida forse è colui che ha vissuto intensamente la vita e non è riuscito ad accettare che non andasse come sperava. E così Salvatore Toma, che capiva e viveva profondamente la vita, nei suoi versi vuole imbottigliare ciò che più gli piace, ovvero proprio ciò che non è imbottigliabile. Il profumo dei nidi, l’aria primaverile, così diversa da tutte le altre, l’odore selvaggio di piume, la gioia di un uccello libero. A volte la tristezza nasce dal desiderio dell’impossibile. A tutti noi piacerebbe imbottigliare qualcosa che amiamo, magari proprio quello che voleva imbottigliare Toma, magari altro.

Adoro i versi come questi, che suggestionano e lo fanno suscitando sentimenti contrastanti: gioia e malinconia. Leggo la gioia perché l’autore vuole imbottigliare qualcosa di stupendo, leggo la malinconia perché è qualcosa di inafferrabile – non a caso Toma utilizza l’anafora “se si potesse”.

La primavera stessa per me è una poesia: mi mette gioia e insieme malinconia. Gioia perché mi fa pensare alla libertà, malinconia perché…siamo realmente liberi? Difficile saperlo, ma il concetto pieno di speranza e positività mi basta. Allegria perché mi fa pensare al risveglio dopo l’inverno, tristezza perché…ci risvegliamo realmente? Alcune volte sì, altre volte il nostro letargo continua. Contentezza perché la primavera mi fa pensare ai colori, malinconia perché…sappiamo rinnovarci realmente come fa la terra con i fiori? Non sempre, e spesso continuiamo persino a indossare colori cupi e invernali.

Io ho voluto omaggiare la primavera con un outfit dai toni chiari: una maglia abbinata ad una gonna a pois e fiori, entrambe Zara, e degli stivali beige di artigianato fiorentino già utilizzati nel look ispirato ai Girasoli di Van Gogh.

 

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La primavera in fondo è una sensazione, oggi è la data ufficiale di inizio, ma ognuno scopre da sé quando arriva la primavera. Magari non è ancora l’equinozio, magari è passato da pochi giorni, magari da un pezzo, ma accade che un pomeriggio sei a casa e dalla finestra vedi un bel sole, esci di corsa sbattendo la porta, corri scendendo le scale del condominio, apri il portone e LA SENTI: È L’ARIA DI PRIMAVERA. E non ci sono parole per descrivere quello che provi, non sai spiegare perché proprio quel giorno, in quel pomeriggio, in quell’ora, in quel luogo, tu hai sentito il suo arrivo.

Sai solo che è una sensazione soggettiva e vera: con la giusta atmosfera, per te anche una rondine può fare primavera.

Un saluto da Rossella.

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