“Maria Lai/Antonio Marras: Paso Doble Roma” – Opening presso Maison Bosi in via Margutta

“Maria Lai/Antonio Marras: Paso Doble Roma” – Opening presso Maison Bosi in via Margutta

Il 15 settembre a Roma presso Maison Bosi, in via Margutta, ha avuto luogo l’inaugurazione della mostra Maria Lai/Antonio Marras: Paso Doble a cura di Francesca Alfano Miglietti. Dopo il successo di Milano presso M77 Gallery, l’esposizione che pone in dialogo i due artisti sardi è giunta nella Capitale, proponendo opere selezionate ad hoc per la nota galleria d’arte Maison Bosi.

La mostra, visitabile fino al 7 novembre, espone disegni, collage, dipinti e ceramiche di entrambi gli artisti, accomunati non solo dall’origine sarda, ma dall’utilizzo di fili e stoffe per dar vita alla propria visione concettuale e artistica. Maria Lai è artista nota per le proprie opere tessili, con le quali è partita dalla tradizione tessile sarda per sublimarla traducendola in arte; Antonio Marras è poliedrico designer attivo anche nel campo artistico da più di vent’anni. Lo stilista confida che fu proprio il confronto con Maria Lai a incoraggiarlo a condividere alcune delle proprie creazioni che nessuno aveva ancora visto.

Sono molte le parole chiave che a mio parere accomunano i due artisti: il concetto di “relazione” è fondamentale per il percorso di Lai, nota per l’opera relazionale Legarsi alla montagna, per la quale nel 1981 coinvolse gli abitanti di Ulassai in una performance in cui un filo azzurro lungo ventisette chilometri fu legato dai cittadini alle case del paese connettendo edifici e anime. La relazione, in modo diverso, è concetto presente nella filosofia di Marras: se è vero che la creazione artistica è espressione di una solitudine ribelle, è anche vero che essa prende maggiormente forma quando è condivisa. Se a proposito del linguaggio Wittgenstein afferma che non esiste linguaggio privato, perché il linguaggio di per sé prevede una dimensione pubblica e di comunità con regole condivise, lo stesso a mio parere vale per l’arte, che non può prescindere dalla relazione. E Marras esprime questa dimensione relazionale nelle sue sfilate, anche e soprattutto nell’ultima, con performance aperte al pubblico e nate per coinvolgerlo con riflessioni e narrazioni concettuali e visive; nei rimandi a culture lontane con cui crea legami e connessioni; nelle suo modo di intendere la moda che, per riprendere il titolo del libro di Patrizia Sardo Marras, “non è un mestiere per cuori solitari”, ma arte fortemente comunicativa e teatrale che lega chi la crea e chi la indossa.

A proposito delle proprie opere d’arte, Antonio Marras non ama partire da fogli bianchi, ma da quelli già macchiati da qualcuno, vissuti da altri individui, dunque, perché, afferma durante l’inaugurazione della mostra, lo spaventa ciò che è candido, immacolato e predilige quello straccio o altro materiale che racconta già qualcosa. Qualcosa o qualcuno con cui dunque l’artista ama entrare in relazione e al quale con genio creativo aggiunge il proprio punto di vista, in un intreccio di materiali, pensieri, dipinti, volti. L’altra parola chiave che quindi per me accomuna i due artisti è quella di “vissuto”, che in Maria Lai emerge come valorizzazione dello scarto tessile e nobilitazione del frammento come segno, traccia di vita che è stata. Tale approccio, in un’epoca che combatte lo spreco e promuove il concetto di riutilizzo in ogni ambito, denota la grande lungimiranza dell’artista ed è oggi di grande attualità.

Se la relazione tra esistenze e il vissuto sono due concetti importanti, entrambi mi rimandano a un’altra parola: “imperfezione”. Non c’è creazione se non vi è qualche piccola imperfezione, una macchia, un segno, un tentennamento; non c’è mistero se tutto è perfetto e completo. Così, basta guardare un volto senza occhi o coperto da una mano per capirlo ed entrarvi in relazione più che se fosse iper-dettagliato. Basta osservare un libro non realmente scritto, un’opera con cuciture-segni per decifrarne il suo reale significato.

Le connessioni tra i due artisti sono culminate nell’opera a quattro mani di Marras e Lai intitolata “La trappola dei sogni”, in cui l’intreccio, non solo di intenti, si è compiuto fisicamente. Il filo, d’altronde, nasce per legare, unire, ricamare, e in questo movimento poetico si crea l’opera d’arte. In questo caso di un’opera condivisa, in cui la relazione artistica è ben cucita.

Consiglio di visitare lo speciale Paso Doble dei due artisti, in cui l’arte di Maria Lai, dall’approccio concettuale-relazionale, dialoga con l’arte di Antonio Marras, sperimentatore di molteplici linguaggi e dalla cifra stilistica più teatrale, ma con profondi punti in comune con Lai.

L’inaugurazione è stata davvero un bellissimo momento di condivisione, in cui erano presenti tante personalità del mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo.

Di seguito alcune foto dell’evento.

Non perdetevi questa bellissima mostra nella prestigiosa galleria di via Margutta!

Un saluto da Rossella.

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